Persona uccisa

Nadia

Purtroppo mi ricordo poco…
Sono a casa, metto nello zaino grande dei biscotti e altri dolci, mia madre e i miei fratelli pensano che li metta alla fine, in modo da poterli prendere con facilità dallo zaino appena lo apro. Invece, senza farmi vedere, li metto un po’ infondo e sopra ci metto dei tramezzino con ingredienti che mi piacciono (sono golosa di salato e piccante, non di dolce). Mi incammino verso un luogo…
Devo annunciare che sono arrivata, devo mostrare i miei documenti, allora vado in questura con la mia migliore amica della scuola dell’infanzia, che poi non ho più visto una volta alla scuola primaria o elementare. La questura di questo luogo era simile al cimitero di Milano, quello grande e noto, intendo una certa struttura non la parte col giardino. La mia amica di un tempo aveva i ricci come da piccola (poi ci siamo ritrovate alle medie in classe insieme, aveva i capelli naturali lisci, abbiamo anche fatto amicizia verso la terza media, era una delle poche non aggressive della classe). La tipa della questura, una donna che non faceva un sorriso nemmeno se le tiravi la bocca in su con le dita, mi ha detto qualcosa sui documenti, come se non andassero bene. Allora per farli andare bene, per dire che ero proprio io, ho preso un taglierino e ho fatto dei tagli ad esempio sulla carta d’identità. Così lei mi ha accettato i documenti, ma io ero ferita perché i miei documenti non erano più intatti come quelli della mia amica, a lei non ha chiesto di modificarli per renderli riconoscibili.
Non ricordo bene, ma vado in un ufficio dove devo chiedere lavoro, e lì c’è una specie di segretaria mia possibile collega. Non ricordo più bene come, ma la uccido. Non metto guanti o cose simili per far sì che non scoprano che l’ho uccisa io, ma faccio le cose come sicura che la colpa non è mia, come se non fosse una cosa riprovevole e da punire il fatto di ucciderla.
Successivamente vado ad un incontro con slides proiettate al muro e cose simili nello stesso edificio, ad un certo punto si scopre che questa persona è stata uccisa e io sono sicura che non capiscono che sono stata io, perché sento che io non ho nulla da dover punire. Anzi, sono curiosa di sapere chi decideranno che è l’uccisore. Arriva anche nel luogo il fratello (?) di questa uccisa, io conosco nella realtà questa persona. Esco, lo cerco per dirgli che mi dispiace e dargli un bacio in fronte (come per educazione, non per affetto). Non lo trovo perché mi chiamano dentro e mi chiedono se un documento che hanno trovato fosse mio. E’ una ricetta del medico, è mia, l’ho fatta stampare dalla persona uccisa il giorno prima, non sono andata in farmacia a prendere la medicina. Un poliziotto legge le controindicazioni della medicina e mi chiede implicitamente se ho preso la medicina e se questo possa avermi alterato la mente e aver compiuto un gesto come quello di uccidere la donna. Dico “sì è mia, ma non ho preso quelle medicine”, poi nella realtà mi chiamano e purtroppo mi devo svegliare.
Praticamente sono stati utilizzati miei documenti in modo illecito e io non so se posso dimostrarlo, sembra basti la denuncia per sbloccare, ma non gliene importa granché a nessuno, nemmeno a chi è lì per tutelare, credo che sia a partire da questo che ho fatto il sogno. Io ho qualche volta preso medicine di altri per tentare il suicidio e all’ospedale mi hanno detto che rischia il carcere chi mi ha dato cose del genere senza ricetta del medico, ma da parte mia ho solo voluto delle cose perché ero sicura che con quelle riuscivo a morire, non ho detto a nessuno chi mi ha dato quelle cose. E basta, è stata questa la cosa “peggiore” che ho fatto in vita mia, ma nessuno mi perdona mai niente, probabilmente perché non servo a nessuno non per altro.
E infine mi viene in mente che oggi è il compleanno di mia nipote e due anni fa quando è nata, ho tentato di suicidarmi, ma poi all’ospedale mi hanno disintossicata tutta la notte e niente, daccapo, anche se oggi mi sembra che il tempo sia passato e non mi sento daccapo come negli ultimi otto anni di vita bloccata.

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