Due mari

Nadia

La scena che ricordo bene… Sono nella mia stanza rosa e color miele di un grande palazzo, guardo fuori dalla finestra aperta spostando le ampie tende…è notte, a sinistra c’è un mare di giorno che si collega al mare della laguna di notte, mosso. Questo continua a spostare pericolosamente un ponte e un palazzo orientaleggiante di Venezia, i movimenti sono inquietanti e angoscianti e sono simili a quelli di un rapporto sessuale che continuano a darmi delle sensazioni, che reprimo per non rompere, altrimenti penso che sarei capace di sterminare l’intera popolazione mondiale…ad un certo punto sale una specie di tipico idiota, alto brutto con pinne tubetto e maschera per nuotare sott’acqua…entra di colpo tutto bagnato nella mia meravigliosa stanza, spoglia ma preziosa e con una luce che dà una sensazione accudente e libera. Gli dico di andarsene, di andare almeno in un’altra stanza perché continua a bagnare la mia, ma povero idiota – diciamo… – non capisce e inizio a sentirmi impotente, ma la sensazione è stemperata da un certo cinismo e urlo calma “C’è qualcuno che viene ad aiutarmi? Qualcuno viene? Ho bisogno di aiuto?”, sbuffo un po’ e arriva il ragazzo con cui mi sto frequentando, che tranquillamente prende l’idiota e lo butta giù dalla finestra.

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