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Fuochi d’artificio

Kyriake | incubi, interpretazione, sonno | Martedì, 20 Maggio 2008

Ho fatto un sogno forse poco interessante (non succede molto, succede tutto sul mio braccio), ma mi sono svegliata di notte come se fosse successo realmente.

Mi taglio il polso, vado vicina alle vene, si rompono lo stesso. Vedo la pelle ricomporsi e sotto il sangue scuro delle vene che cercano di legarsi di nuovo; le sento muoversi, sembrano vive. Ho rovinato i tendini, forse non potrò usare la mano come prima. Mentre succede questo e altro che vado a scrivere fuori ragazzi scherzano in modo pesante, sotto portici della mia città, e di un’altra città, più medievale; è notte. Io sono dentro un palazzo, non troppo curato o ricco. Vedo le mura, di pietra, e un tavolo; manca la luce, entra solo quella esterna della luna dal portone aperto.
All’improvviso al centro del braccio si apre una ferita, che si muove per spiegarci come la bocca di un pesce, da cui esce sangue: appena me ne accorgo, il sangue si ferma. Lo asciugo. Ora esce fuori velocemente del liquido trasparente, di un giallino opaco. Cerco di toglierlo con lo stesso fazzoletto umido. Devo tenere il braccio dritto, rigido, sento che tutto quell’equilibrio per non rovinarmi il polso può saltare da un momento all’altro. Devo fare in modo che non urti da nessuna parte e che nessuno urti contro di esso.
Non passa molto, tra l’avambraccio e il braccio si apre un buco, esce sangue; mi distraggo perché mio fratello mi avvisa che stanno arrivando persone che conosco (su un carro con cavalli), esco con entusiasmo. Poso un attimo lo sguardo sul mio avambraccio per controllare: ora è diventato grosso, e quel liquido giallino lo ha ricoperto per metà. Mentre cerco di lavarmi, dalla ferita tonda parte una crepa fino al polso, segna tutta la vena: il mio avambraccio si spacca in due. Prendo paura per un momento (non schizza sangue…niente di che) poi sotto vedo un braccino quasi uguale di dimensioni, ma più nudo, meno olivastro, più simile alla pelle dei bambini appena nati.
Non so se staccarlo: è ancora attaccata la parte tra le vene del polso e la mano: ho paura che staccandolo rovino tutto, che non avrò più la mano, il polso. (Ho sempre pensato che finché ho gli arti superiori sono fortunata, mi potessero capitare tutte le disgrazie di questo mondo…non che ce le vogliamo attirare, per me è importante insomma perciò ero particolarmente tesa e preoccupata). Ora sono fuori, sono arrivate quelle persone, sono contenta, ho voglia di far festa. Prendo un grande pacco di fuochi artificiali e lo butto dietro ad una colonna, mentre dico a mio fratello di “andare lì”. Mi chiede perché: c’è una cosa divertente!
Gli scoppiano i fuochi in faccia: era quello che volevo…Stacco la parte di braccio spaccata: le mie vene rimango intatte. Bene!

Non credo di aver cercato di uccidere mio fratello, non ho fatto quel gesto con rabbia o rancore o malignità, ero tranquilla. Mio fratello non si è fatto nulla, direi che è rimasto indifferente; questo mi ha dato fastidio. Oppure mi sembrava giusto ucciderlo…e qui…

Ciao :)

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