Mura e case

Nadia

Ho sognato che prendevo la mia bicicletta per recarmi verso una casa, l’ultima delle mura della città. Dovevo costeggiare queste mura grandissime vicino alle quali c’era una costruzione simile a Castel Sant’Angelo. Da un lato c’era la strada poco trafficata e perfettamente lineare, tra le mura di tanto in tanto c’erano dei passaggi ad arco che permettevano l’entrata in esse: sono passata dentro una o due volte e lì ho trovato mia madre che non è stata positivamente significativa neanche a volerlo ma che era serena e portava una cesta insieme ad altre donne della famiglia più o meno della sua età, tutte vestite uguali, insieme a mia nipote – nel sogno più o meno a cinque anni – la quale mi ha pregato di portarla a fare un giro in bicicletta. L’ho accontentata stando nei paraggi e quando siamo tornate lei divertita mi ha chiesto di portarla dove mi stavo recando, ma mia madre e altre ci hanno detto carinamente che non doveva allontanarsi, così ho salutato la bambina e le ho promesso che sarei tornata per un altro giro, anche se sapevo che avrei avuto tutta la tentazione di trasformare questa in una bugia. Ho percorso un buon pezzo finché mi sono fermata ad una casa precedente a quella verso cui dovevo andare, poiché mi sono persuasa che in quest’ultima in quel momento non c’era nessuno. Sono entrata nell’appartamento, portando i soldi dell’affitto e aspettando gli altri coinquilini, un ragazzo e una ragazza alla mano e più o meno della mia età. Prima a sorpresa è entrata anche una mia zia, ha rovistato qualcosa sostenendo che doveva controllare che fosse tutto a posto, infine mi ha salutata ed ho pensato:”Che tu lo voglia o no, è l’ultima volta che mi vedi e che entri qua dentro, non si ripeterà mai più”.

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