Tre scenari…

Nadia

Ci sono almeno tre scenari che si alternano, come in film, il personaggio principale sono sempre io, mentre ciò che è protagonista non saprei proprio…
In uno scenario sono in una casa non mia, ma di E., una ragazza che ho conosciuto ultimamente e che mi ha subito attratta (infatti abbiamo delle cose in comune), lei ha una trentina d’anni al massimo. Una di queste stanze della casa ha un pavimento lucido di marmo e una lunga credenza di legno, vecchio stile, lunga tutta una parete, basta. Un’altra stanza ha la cucina, E. va nella cucina dove c’è il suo fidanzato sembrerebbe. Io e forse mia zia cerchiamo di non farci vedere, dobbiamo fare uno scherzo a E. Non racconto alcune scene altrimenti diventa troppo lungo: alla fine io e mia zia cerchiamo di nasconderci nella camera da letto, io più o meno lo faccio, mia zia alla fine non lo fa facendomi passare per sciocca… Capisco che mia zia voleva rubare qualcosa dalla casa di E. e che ha fatto passare questo per uno scherzo, voleva usare me per farlo nel caso E. avesse capito che non era uno scherzo… Infatti io mi sono trovata nascosta sotto un divano e beccata, mentre mia zia si è mostrata ignara di tutto ciò agli occhi di E. e anzi mi ha più o meno detto di non fare giochi da bambina…
Per le strade della città (non la mia città, una città molto più ariosa, edifici molto bassi, poco rifiniti, strade larghe dove ci passano macchine e persone senza molto ordine) c’è molto movimento, ci sono degli edifici che ospitano degli eventi. Io non partecipo (la sensazione è più o meno quella che ho quando penso che ho rinunciato al concerto dei Radiohead per vari motivi), ma ad un certo punto mi dicono che c’è un’attrazione particolare, un grande pesce arancione, mi dicono il nome non che è un pesce, io capisco subito e vado a casa a prepararmi per andare nell’edificio dove è ospitato questo grande pesce. La città dove sono è una città di mare e ci sono molti pescatori, di cui ho molti ricordi di infanzia quasi immacolati. Vado a casa dove ho una sciarpa arancione come quella dei tifosi, una sciarpa che segna una mia appartenenza, ho anche un berrettino solo che il berrettino arancione non mi sta bene e mi metto quello nero insieme alla sciarpa arancione. Vado a vedere il pescione, è in un edificio piccolo, è fuori dall’acqua, ma non è questo l’importante, non è come un pesce, ma come una felice opera d’arte, infatti sorride pure.
Sono in un giardino che ho già sognato… Avevo già sognato questo giardino (l’avevo già scritto, non qui, quindi non è una di quelle impressioni di quando sogni), è il giardino dei condomini di una ragazza con cui sono stata “amica” per tanti anni, in realtà non siamo state amiche, c’era una specie di attaccamento che spesso diventava insopportabile perché eravamo molto diverse. Lei non c’entra niente in questo giardino, che anzi è arricchito di altri particolari, tra cui una splendida fontanella. Questa è la parte più significativa e intensa del sogno, ma non ricordo molto bene… So che ad un certo punto il giardino si modifica e io devo andarmene via il prima possibile, non sono agitata ma devo sbrigarmi, sarebbe l’ideale andare in Inghilterra, ma non ho il biglietto aereo e mi chiedo perché l’Inghilterra visto che basta che esca dal giardino… Ad un tratto mi dico che qui vicino c’è un pub inglese e che quindi sono in Inghilterra… Mi dirigo verso il pub e mi sveglio.

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