Sogno sgradevole

Nadia

Ricordo solo alcune scene.
Entro all’università, nel sogno l’ho terminata o studio in un’altra città; sopra l’atrio c’è una stanzetta polverosa con una signora anziana che tiene questo negozietto con cartucce, fotocopiatrici, fax, un po’ vecchio. Io entro per chiederle se può aiutarmi a mettere la cartuccia nera nella mia stampante (un affare verde portatile e di vecchio stile!). Tra la signora confusionaria, e l’arrivo di miei coetanei, io lascio la mia stampante in questa stanza e me ne vado con questi miei coetanei.

Vado con loro ad una festa organizzata dal mio vecchio liceo, l’ambientazione è molto carina, estiva. Tra i vari studenti ci sono anche tre o quattro mie ex-compagne, quelle che frequentavo di più e che erano strabrave come la gran parte della nostra classe (io ho sbagliato scuola!!!), erano lì come se fossero ancora alle superiori o non so che altro dire. Oltretutto la più carina ad un certo punto si è seduta su una sedia (vecchia, di legno, elaborata come quelle da campagna delle nonne) e continuava a sbaciucchiare un bambino, da come lo faceva in modo soffocante e indelicato sembrava sbaciucchiasse un bambolotto.
Lì mi trovo due mie insegnanti, una non la riconosco ma faccio finta di sì. Hanno entrambe i capelli lunghi, un vestito molto femminile e sobrio, però io son piastrata (come nella realtà) e loro no. Una mi fa: “Ciao, come va? Ti sei tolta quell’arroganza che avevi quando eri in questa scuola?” ??????? Ci son rimasta malissimo, l’unica cosa che mi viene in mente è che una volta le ho risposto “che cosa scema” ad una sua battuta effettivamente cretina nei miei confronti, non mi è mai sembrato male perché non ho trovato molti finti adulti autorevoli e così. Questo ambiente comunque si collegava “dall’altra parte” al negozietto della signora che dicevo prima. Ne ho approfittato per riprendere la mia stampante. Purtroppo non ricordo i passaggi!! Mi son ritrovata al ritorno in compagnia di un signore anziano e basso, sul biondo, vestito di bianco firmato e casual, forse il preside, che ad un certo punto si è fermato e mi ha detto: “Non ce la faccio, devo ammazzarli”. Io ho tentato di non essere invadente, non darmi la zappa sui piedi, ma anche di farlo parlare per fargli sentire che aveva le sue buone ragioni per sentire tutta quella rabbia, ma che c’era sicuramente un modo per utilizzarla che l’avrebbe fatto sentire bene. Nel sogno ho parlato benissimo, come mi era già capitato in queste situazioni.
Poi me ne vado e lo lascio lì, come mi chiede, non insisto per non diventare seduta stante un suo oggetto di sfogo.
Mi son svegliata senza sveglia…

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