Nadia

Ero in una specie di ristorante-museetto-ecc. grande e informale, dove, insieme ad altre mie amiche volontarie come me, avevamo accompagnato alcuni visitatori per le stanze e i giardini. A fine turno io e una mia amica ci siamo messe ad un tavolo in uno dei grandi saloni, aspettando che ci portassero le pietanze per pranzare.
A quel punto entra nell’edificio una persona per me fondamentale, in passato ma anche adesso. Solitamente nei sogni non scambiamo nessuna parola e più volte io abbasso lo sguardo, per vergogna penso (come quando ci si vergogna per non aver mantenuto una promessa importante, più grande di quelle da rapporto affettivo), anche nella realtà riuscivo a rapportarmi solo indirettamente con questa persona (non telepaticamente, però giù di lì), faticavo a parlarci.
Quando è entrato nel salone, ho abbassato lo sguardo perché immaginavo non avesse motivo per salutarmi e girasse nella stanza a fianco, non volevo “obbligarlo”; invece di sorpresa lui è venuto alle mia spalle e mi ha salutato in modo simpatico; io mi sono sentita a mio agio e l’ho salutato più con riconoscenza che con calore. Il sogno è diventato un po’ appannato, ma mi ricordo di avergli detto all’improvviso: “Quelle parole, e quei gesti, non erano miei, non facevano parte di me. Non ci hai creduto.”
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Dimenticavo… Mi ha anche dato un bacio sulla guancia (non so cosa volesse esprimere, parole più che altro) – e non ricordo bene i volti delle persone nella realtà e nei sogni, invece in questo sogno il suo mi è apparso bene definito!
Premesso che spesso i sogni fanno parte di una serie, e che quindi andrebbero analizzati tenendo conto del loro concatenarsi, e premesso anche che è molto difficile analizzare un sogno senza conoscerne bene il contesto nè il sognatore,
mi sento di poter fare questo breve commento.
Il sogno si spiega da solo se considerato come il mezzo principale per la rappresentazione dei contenuti inconsci.
La persona che entra all’improvviso nella sala (coscienza) non è altro che uno di questi contenuti, siano poi questi veramente collegati alla persona “importante” della vita reale oppure si riferiscano a qualcosa di diverso, che al momento non è possibile sapere.
Dato che il sogno si conclude con un dialogo finale ( tra coscienza e inconscio) e dato che spesso alcuni “motivi” dei sogni sono simili in persone diverse, epoche diverse, nonchè possano trovarsi anche nelle espressioni artistiche, mi permetto di allegare questa poesia di A. Rimbaud che ha una curiosa similitudine con il tuo sogno, sopratutto nell’esito finale. Spero possa dirti qualcosa di nuovo.
A. Rimbaud La Maliziosa (trad. personale)
Nella sala da pranzo, che bruna profumava
un po’ di frutta e di vernice, a mio agio
presi un piatto, non badando al cibo che vi stava,
forse belga, e affondai nell’ampia sedia adagio.
Spiluccando, ascoltavo il ticchettio, felice e cheto,
quando la cucina s’aprì con uno sbuffo,
e apparve la serva, io non so con qual segreto,
spettinata ad arte e con uno scialle buffo,
sfiorava su e giù tremante il dito suo sottile,
la guancia vellutata sua, pesca bianca e rosa,
facendo una smorfia col labbro un po’ infantile,
e posati i piatti da me subito si slancia
e per avere un bacio prende quella posa:
“Senti qui, ho un freddo sulla guancia…”