Lettera a mia madre

Nadia

Vorrei che tu non mi avessi mai introdotta nel tuo mondo di morte. Ti spronavo ad occuparti delle tue preoccupazioni, dei tuoi dolori, ti davo fiducia quando iniziavi un’attività invece di stare sempre davanti alla televisione, mi sembravi contenta della cosa, spesso ho ceduto la mia personalità per abbassarmi ai tuoi lamenti e giudizi , l’ho fatto perché ci tenevo, perché vedevo che con un altro atteggiamento rispondevi più con vendetta che con confronto, ma a te non ha importato nulla; e allora mi sale la rabbia di essermi rovinata perché mi sono fatta sottomettere dalla tua psiche poco equilibrata e mi escono parole di uguale veleno e dico che tu non chiedevi per avere, chiedevi per sputarci sopra. Queste attenzioni probabilmente ti servivano solo come “introduzione”, quando una persona si mostrava interessata alla tua felicità, iniziavi con tuo copione, a lamentarti, a dire faccio – poi non faccio, a dare colpe agli altri e darla a te stessa senza far nulla per correggere quello che forse riconoscevi solo formalmente come un errore…non lo so, non ho più voglia di avere toni duri con te…voglio solo che i tuoi tentacoli di dolore si stacchino dalla mia pelle, che non iniettino più veleno…voglio che ti stacchi, voglio essere di nuovo una ragazza generosa, attenta; voglio guardare mia nipote con occhi forti e non adombrati; se avrò figli non voglio più il tuo fantasma alle spalle, non voglio più svegliarmi la notte perché ho sognato che volevi ammazzarmi con gli occhi iniettati di sangue; non voglio più delirare la notte credendo come una bambina che ogni rumore sia segno della tua presenza, del tuo fantasma venuto per uccidermi. Qualcuno sulla terra mi vuole viva, quando faccio ridere una bambina e lei mi dimostra affetto, io sento che qualcuno mi vuole viva. Non l’ho mai sentito da te, non so e non saprò mai cosa significa che una madre vuole che sua figlia sia viva e non morta; forse lo saprò quando e se diventerò madre.
Devo smetterla di cercare nel passato un momento in cui mi hai guardata con amore puro, devo accettare che quel ricordo non c’è nella mia mente, devo accettare che questa mancanza non determina il mio annientamento. L’eco di questa mancanza risuona spesso nello sguardo delle persone che incontro, anche quelle ben disposte. Ma sono sicura che anche io avrò quello sguardo e lo saprò riconoscere. Non voglio più sentire la ferita di un utero che prima mi nutre al buio, e poi alla luce dà un taglio netto al cordone ombelicale col veleno. Lo sai che la natura ti ha donato un potere che può distruggere vite che poi possono ditruggere altre vite? Non voglio continuare la catena, non voglio. E’ che non sono sicura che non succederà, non sono sicura che se partorisco una figlia, la tua ombra non comanderà le mie azioni e non le faràdel male, non voglio sentire lo strazio della responsabilità, né far finta di nulla e dare la colpa a mia figlia di essere nata male. Scomparirà, il male scomparirà, può capitare anche con me, devo ridimensionare il dolore, c’è sicuramente un modo per riuscirci. E tu ritornerai ad essere solo il ricordo di una persona che non è riuscita a gestire le proprie ferite, e ti guarderò con umano distacco.

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