L’isola coi bambini

Nadia

Scene principali. C’è un grande spazio aperto, verde, tantissima gente, sconosciuta, conosciuta, parenti, amici di vecchia data, gente che ho appena conosciuto, persone care che sono morte. C’è uno spazio verde e quasi privato, una sorta di isola, collegata al resto da un ponte di quelli non rigidi, di legno e di corda. Questo spazio ha degli edifici speciali, molti bambini che giocano, credo che i bambini siano solo su questa isola. Oltretutto sembra quasi non ancorata a terra, sebbene sotto la sua superficie vi siano molti chilometri di terreno e roccia, come se la Terra si fosse spaccata e questo pezzo fosse circondato di cielo (anche sotto c’è cielo). Io vado a vedere cosa c’è in questa isola, mia zia vuole venire con me e io mi invento che il suo gatto è scappato così posso andarci da sola. Entro in uno spazio, stanno guardando un film sull’agricoltura biologica (mi viene in mente che io sto bene se mangio biologico, se mangio cose non biologiche sento fastidio, non proprio disgusto). Ad un certo punto mi giro verso i bambini che giocano a palla. Vedo una bambina mora di spalle e all’improvviso percepisco l’infanzia che sta vivendo (quest’isola “d’elite” è nel sogno famosa perché aumenta la sensibilità della persona tra i vari privilegi)…è simile a quella che ho vissuto io e percepisco che la bambina si sente rispetto ai suoi coetanei irrimediabilmente in una dimensione staccata, ovattata, dalla quale non può uscire e che non può comunicare a nessuno. Mi sento persa, allargo gli occhi, li distolgo e mi siedo ancora più vicina al video, trattengo a stento le lacrime, con gli occhi ancora leggermente sgranati. Una sorta di amministratrice mi tocca la spalla, mi chiama fuori, mi porta vicino al ponte dicendo: “Ci siamo accorti di come hai guardato quella bambina. Abbiamo deciso che potresti con ogni probabilità essere pericolosa…sì, una pedofila…dobbiamo escluderla. Prego, attraversi il ponte”. Cerco di giustificarmi, sento calare dentro di me un silenzio che mi blocca ogni suono. Nella scena successiva, entro in camera e vedo saltare il certosino di mia zia sul letto, contemporaneamente compare lei che esclama felice: “Hai visto? L’abbiamo ritrovato! Micino mio ecc.”, io accarezzo il gatto di mia zia, è bellissimo e morbido, è vero, ma sento come l’eco di un’assenza nel mio sguardo e nei miei movimenti.
Quando mi sono svegliata volevo no morire, di più. Sì, forse stavo cercando una sensazione che non esiste.

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